Guardavo fuori dalla finestra dell'ambulatorio, il cielo era di un azzurro emozionante, mentre l'oncologo mi spiegava i dettagli della chemio che avrei iniziato il giorno successivo... e pensavo a come fosse possibile un cielo di un azzurro simile in una giornata così grigia per me...

mercoledì 23 dicembre 2015

Adattarsi ...

Premetto: non ho nulla di cui lamentarmi . 
La mia nuova Vita mi va bene così !
ma
è innegabile riconoscere che in questa Vita 
che mi è stata restituita
devo fare degli "aggiustamenti" 
o meglio "adattamenti".
Tipo:
Memoria.
Ecco sulla memoria a breve (non so neppure se si definisca così)
ho qualche problemino
che prima del cancro e delle terapie non avevo.
Anche ora, se mi interrogate vi snocciolo 
tutte le date delle terapie , inizio durante fine , 
dell'intervento della riabilitazione
della radioterapia delle terapie ormonali iniziate finite
 cambiate ricominciate
tutti i vari controlli esami e visite
ma
non ricordo le cose che mi succedono nell'immediato
o poco indietro.
Mai successo .
Quindi mi ci sono adattata e mi sono comprata 
un'agendina settimanale in modo da avere sott'occhio
tutti gli impegni della settimana.

Articolazioni irrigidite 
Effetto collaterale della terapia ormonale.
Me ne sto facendo una ragione perchè, siccome questa terapia la farò per un pò di annetti
a quanto ho capito forse più dei canonici cinque anni, 
sarà meglio che metta il cuore in pace e mi ci adegui.
Quindi se "prima" appena mi svegliavo ero subito
scattante e pronta per la giornata
ora  vado alla velocità di un bradipo rattrappito
e mi ci vogliono circa 20 minuti per riuscire a camminare
come un umano e non come uno zombie.
Ora l'ho capito e quindi riesco ad arrivare in ufficio
in orario o sforo di qualche minuto.

Mani irrigidite
Prima mi rilassavo ricamando a punto croce
e mi piaceva tantissimo
ora non ci riesco più.
Ho perso molta manualità compreso riuscire a manovrare l'ago
così
ho riscoperto quanto uncinettare sia rilassante
e mi riesce non velocemente ma mi accontento 
se poi lo si fa in compagnia ancora meglio
 perciò mi sono iscritta all'associazione di Cesenatico
Un mare di lana
cercate su google e vedrete che belle cose
si fanno insieme; ora c'è l'albero di natale addobbato
in piazza a Cesenatico. 

Meglio non portare pesi
 e a questo mi ci sono adattata bene perchè
quando io e mio marito torniamo dal supermercato
con la spesa settimanale
io salgo fino all'appartamento aprendo e chiudendo le porte
con in mano una sportina leggerina
mentre lui porta le altre tre sporte zeppe e pesanti
ma so che lo fa volentieri eh eh eh
anche questo è amore, no?!  

Non afferrare con le mani cose fragili
si , perchè seguendo quanto scritto sopra
capita che le dita non "tengano" l'oggetto afferrato
e quindi ho rotto più di una cosa in vetro 
caduta miseramente a terra.
Così tengo saldamente l'oggetto con entrambe le mani
limitando il rischio di dover rinnovare i bicchieri e piatti tutti insieme

E' un adattarsi alla nuova Vita con piccoli accorgimenti
che, ribadisco, sono nulla rispetto a ben più gravi problematiche
alle quali sono costrette altre persone.
 e l'Uomo è sopravvissuto lungo i millenni 
proprio grazie anche a questo suo adattarsi ai nuovi eventi della vita 


mercoledì 16 dicembre 2015

La Magia del Natale....



Ci sto pensando mentre percorro 
le stradine del centro città.
Vetrine illuminate e luccicanti di 
color oro argento rosso bronzo blu
Musiche natalizie agli angoli delle strade.
E mi sento un pò come Mr. Scrooge
non tanto per l'avarizia , perchè avara non lo sono
non tanto per il carattere scontroso, perchè non lo sono
ma per quel sentirmi un pò estranea 
a questo clima festoso
in cui tutti si augurano sorridenti  Buone Feste ...
...
 Ne avevo parlato anno scorso qui
scrivendo della mia perplessità
sui festeggiamenti 
ma poi 
Sara mi aveva fatto riflettere
e da allora mi sono ripromessa di ricominciare a  
festeggiare Natale ecc ecc ecc
...
Comunque guardando le vetrine
mi  fermo, come fulminata
davanti al negozio di giocattoli.
Lo stesso negozio , nello stesso posto
di quando ero una bambina
 Guardo la vetrina e immediatamente 
mi ritrovo, bambina, con mia mamma che 
pazientemente aspettava che io finissi di guardare
tutti i giochi esposti .
Mi rivedo mentre col naso attaccato al vetro sognavo
tutte quelle bambole, la macchina da cucire giocattolo, 
il cestino da lavoro
ma poi c'era il mio preferito:
Il Dolce Forno.

Quanto l'ho sognato!
Quanti sogni ad occhi aperti !
Mi   ritrovo a sorridere nel ricordare che proprio 
in quel negozio e proprio in quella vetrina che 
vista con i miei occhi di bambina mi sembrava immensa
(in realtà è una vetrina di dimensioni normalissime)
ci avevo lasciato il cuore...
Credo di non aver neppure mai chiesto a Babbo Natale
di portarmi il Dolce Forno
mi accontentavo di sognarlo e fantasticare.
....
Sorrido tra me e me come una scema
davanti a quella vetrina di giocattoli
perché lì ho ritrovato la Magia del Natale...
nessuno può capire perchè sorrido 
 nessuno può immaginare 
che l'ho ritrovata in un dolce ricordo  

AzzurroCielo

martedì 15 dicembre 2015

Calendario dell' avvento di Anima Mundi : L'Abete di Natale


Non era un grande abete, non uno di quelli che , quando li guardi cercando di vederne la punta, non riesci a vederla. No, era un piccolo giovane abete. Stava crescendo in un bosco, in montagna, un bosco di abeti come lui; era fra gli abeti più giovani, quindi era il più giocherellone del gruppo. Si divertiva con gli uccellini che facevano il loro nido in quei suoi rami esili ma accoglienti.
 Il tempo passava, le stagioni anche, con i loro diversi colori. La primavera con colorate distese fiorite di ogni forma e sfumatura metteva allegria in quella radura circondata dal bosco di abeti. In primavera c’era anche il venticello leggero che era come una carezza fra i rami con gli uccellini che cantavano festosi alle giornate di sole e luce. L’estate e poi arrivava l’autunno mentre il piccolo abete si irrobustiva sempre più. Questa era la sua stagione preferita: gli scoiattoli saltellavano da un ramo all' altro sempre più indaffarati a raccogliere bacche e cibo per i mesi freddi dell’inverno.
Con il trascorrere delle stagioni, il bosco di abeti si infoltiva con i piccoli abeti che diventavano giovani abeti e con gli abeti più grandi che raggiungevano altezze e dimensioni notevoli.
Stava per iniziare l’inverno e ormai gli abeti avevano i loro rami irrobustiti pronti per sopportare le abbondanti nevicate.
 Gli abeti adulti parlavano fra loro: “Hai visto quel piccolo abete com'è diventato forte? Ah, è proprio bello con una gran bella forma!”
Secondo me quest’anno sceglieranno lui”
Il giovane abete non capiva il significato di quelle parole e, curioso, voleva informarsi meglio.
Ma… ma … cosa vuol dire “scegliere” ? Cosa succederà?”
Eh, vedrai da te. Fra poco diventerai un abete speciale” gli rispondevano in coro.
Il giovane abete non capiva nulla, non sapeva il significato dei quelle frasi misteriose sussurrate fra loro dagli abeti adulti.
Una mattina, però, il silenzio della radura imbiancata di soffice e candida neve, fu interrotto da un rumore scoppiettante.
Ecco, sono arrivati! Forza ragazzi stringiamo i rami!!!”
Il giovane abete proprio non capiva il significato di quelle parole. E perché mai poi stringere i rami per sembrare degli alberi smilzi e malandati?
Nessuno gli aveva spiegato che le persone scese dal furgoncino con le pale in mano erano lì, per scegliere un abete, il più bello di tutti per farlo diventare un bel Abete di Natale!
L’uomo e la donna con le pale si aggiravano fra gli abeti soffermandosi davanti a quelli che gli sembravano più adatti.
Si fermarono pensosi davanti al giovane abete.
Caspita! Questo è proprio bello! Guarda che bell'aspetto!”
Il giovane abete si sentì molto orgoglioso di queste parole e dopo poco si trovò caricato sul furgoncino con le radici chiuse in un sacco.
Gli altri abeti lo salutavano agitando velocemente i rami
Buona fortuna, giovane abete!” gli ripetevano in coro.
Il viaggio non fu troppo lungo, arrivarono davanti ad una casa con un enorme giardino con tanti e tanti alberi tra i quali anche qualche abete.
L’uomo e la donna lo scaricarono dal furgoncino e lo piantarono in un enorme vaso di terracotta e lo lasciarono lì, fuori di casa per tutta la notte.
Ma la mattina seguente l’abete fu portato all'interno della casa e sistemato nella stanza più spaziosa.
Due bimbi emozionati nel vederlo così bello, tanto alto da arrivare a toccare quasi il soffitto della casa, ridevano felici perché la loro mamma aveva in mano la scatola degli addobbi natalizi per l’albero di Natale. I due bimbi sapevano che si sarebbero divertiti tantissimo a rendere luminoso e colorato il loro abete.
Oh, come si sentiva importante il giovane abete! Con tutte quelle lucine colorate, quegli addobbi luccicanti, si sentiva molto orgoglioso!!!!
Poi, qualche notte dopo, quando tutti dormivano,  vide entrare dal camino un buffo signore con una bella e lunga barba bianca e un vestito rosso…. Aveva anche un grande , grandissimo sacco dal quale tirò fuori dei bei pacchetti colorati che lasciò ai piedi dell’ abete.
Il buffo signore vestito di rosso guardò ben bene sorridendo il giovane abete, ormai un Abete di Natale e, senza far rumore, prese dalle tasche tanti cioccolatini che appese in tutti i rami.
Che risate di gioia fecero i due bimbi quando, appena alzati la mattina seguente corsero a vedere e scartare i regali che il buffo signore vestito di rosso aveva lasciato sotto l’albero! E che buoni erano i cioccolatini!!! E che divertimento andare a cercare quelli appesi ai rami più nascosti!!!
L’abete di Natale era felice perché con la sua presenza rendeva più allegri quei giorni di festa.
Ma…. Finite le feste di Natale che sarebbe successo all'abete?!
Sarebbe forse finito a bruciare nel camino?!
No di certo!! Per lui era già pronto un posto in giardino accanto agli abeti di Natale degli anni precedenti 

                                                                                              AzzurroCielo

Dedicato ad Ale
  
                       Lascio il testimone a Audrey del blog L' Atelier du Fantastique

sabato 12 dicembre 2015

Il filo della Vita...

Mentre sto lavorando a crochet
(attività che mi rilassa molto)
rifletto sul filo di lana che 
scivola fra le dita e, intrecciato con l'uncinetto,
prende forma.
E'un pò come la Vita.
Il filo che lavoro procede tranquillo
ci sono anche delle sfumature rosa
sono stata fortunata perchè
ho avuto  un'infanzia felice
poi il filo incontra un altro filo
e il lavoro procede
con questo filo doppio  rinforzato
che rende la Vita più forte
la Vita scorre in due
con progetti, con il "per sempre"
con il lavoro, l'acquisto di un appartamento
poi il filo si fa colorato
due fili colorati che ravvivano gli altri fili:
i miei due tesori
che mi rendono così forte
e che per loro potrei scalare anche uno specchio.

Il filo scorre ma ad ogni problema ogni difficoltà
perde colore, diventa opaco
ma scorre ugualmente e il lavoro , la Vita, va avanti.
Poi il filo si ferma, non scorre, l'uncinetto per lavorarlo è lì
ma ci sono cose ,altre cose da fare
una persona della famiglia ha avuto una sentenza di morte certa
tempo  18 mesi dicono i medici
non ci sono medicine
e vorrei che tutto il lavoro fatto con quel filo di lana cioè , tutta la Vita
non si spezzi, non si interrompa
vorrei
che questa persona che mi ha generato
non se ne andasse : è ancora troppo troppo presto
ci sono tante cose da chiederle
tante cose da condividere
ma i medici non sbagliano e quel filo di lana
si interrompe dopo poco più di 18 mesi.
Con pazienza e amore riannodo il filo e ricomincio
a lavorare all'uncinetto, a ricomporre la Vita .
ma dopo pochissimo
ecco che il lavoro che avevo ricominciato si ferma, lo devo fermare
il cancro mi fa entrare in un mondo parallelo
un mondo di cui avevo sentito parlare ma che non mi aveva mai catturato.
Ci sono, dentro , a questo mondo dove c'è dolore , paura
..., ops la  Paura, quella con la P maiuscola!
ci sono anche speranze gioia risate pianti
e quel filo che mi sembra di non lavorare più in realtà
lo continuo ad intrecciare con altri fili
la famiglia tutta unita intorno per aiutarmi,
fili forti decisi sicuri comprensivi sensibili
che combattono a fianco a me
fili che mi prendono per mano
fili che mi abbracciano perchè   sappia di non essere sola
fili che mi conducono fuori dalla malattia
fili che mi dicono che ora sono libera
libera di ricominciare, quindi, a lavorare il mio filo della Vita con l'uncinetto
e io ci provo
ogni santo giorno
ma non è come prima

NIENTE è come prima
ma
MOLTO è meglio di prima


Un GRAZIE di cuore a tutti i fili che si sono affiancati a me
con i quali abbiamo percorso un pezzo strada insieme
a  quanti sono rimasti per continuare il cammino
a quanti si sono aggiunti e mi colorano la Vita
e il mio  lavoro all'uncinetto sarà una Vita,
sarà un intreccio di tanti fili colorati lavorati tutti insieme
GRAZIE


lunedì 30 novembre 2015

L'importanza delle parole : Negativo


Attesa.

Tre settimane per il risultato dell'istologico della biopsia.
Andrà bene. Me lo sento.

Magari troverò sul referto la parola Negativo  
 che in altre circostanze , in altri tempi
sarebbe stata una parola brutta, povera
una parola grigia , se le dovessi dare un colore,
    Ora e negli ultimi tempi
ha un significato enorme.
se la sentissi leggere dal medico che mi darà il referto
suonerebbe come una melodia armoniosa
Negativo
Assenza di Positivo
Contrario di Positivo  
Tradotto nel vocabolario di chi ha incontrato il cancro:
bene, questa è andata!!!!
equivalente di un grande soddisfatto sorriso.
 
AzzurroCielo

lunedì 23 novembre 2015

In precario equilibrio

Definisco spesso di sentirmi in precario equilibrio
come essere perennemente sul bordo di un precipizio
con la sensazione che un niente, un piccolo avvenimento
possano farmi precipitare
nel pozzo, nella melma della Paura
dell'incertezza e precarietà .

Sabato sera prendo la pastiglia dalla scatola nuova 
di Aromasin, nella versione di farmaco equivalente
 perchè dalla farmacia dell'ospedale arrivare quello e non l'originale.
Per caso butto l'occhio alla data di scadenza e vedo 12 2015.
12 2015 ????
Ho ritirato le due scatole il giorno prima, venerdi 20, 
come potrei, prendendone una pastiglia al giorno, 
non assumerne scadute, visto che con quelle due scatole 
arriverò alla fine di gennaio?!
Panico, incertezza, senso di abbandono, paura
appaiono tutte insieme all'improvviso
il primo pensiero è che se potessi almeno parlarne
con l'oncologo!!!
Ok lo so, lui non centra con queste problematiche
ma io sono ancora oncologo-dipendente
e piano piano cerco di "disintossicarmi" da questa dipendenza
ma se mi succede qualcosa lui è il mio primo pensiero di àncora
a cui aggrapparmi....

Mi viene in mente che il mio nuovo medico di base, 
che in realtà è una fantastica dottoressa,
mi ha lasciato la mail.
Così le scrivo una mail , in fretta, concitata, senza neppure rileggerla
chiedendo un consiglio su cosa fare.
Mi aspettavo che mi rispondesse lunedì mattina
invece, pure essendo sabato sera, dopo 10 minuti 
mi arriva la sua risposta
precisa, decisa su quello che devo fare.
In altre parole, mi ha tirato indietro dal precipizio.
Ho un medico di base fantastica .!!!

martedì 17 novembre 2015

TU......SEI TANTE COSE di Federica Calzolari

Ho letto più di qualche libro
scritto da chi il cancro lo ha vissuto.
Ognuno vive questa esperienza 
in modo diverso, questo si sa
ed ognuno ne scrive in modo diverso.

Ecco, proprio questo è il libro di Federica.
"Tu ...sei tante cose"
è un libro scritto " diverso"
è un libro da cui  anche solo a sfogliarne
le pagine 
ne esce Positività.
Ho conosciuto di persona Federica
ad una serata di presentazione del suo libro
ed è proprio come l'avevo immaginata.

 E la straordinarietà delle parole scritte
mi stupisce sempre.
Si può leggere una frase che 
a chiunque
potrebbe sembrare una frase e basta
cioè per quello che è scritto. Punto.
Ma
spesso dietro una frase di poche parole c'è un mondo
fatto di tante emozioni
speranze, paure e anche gioie.
E nel libro di Federica
c'è tutto un mondo dietro ai "pensieri sparsi"
che possono sembrare
sensazioni o brevi cronache di momenti vissuti.
Sta alla sensibilità di chi lo legge 
"leggere" quello che sta dietro, 
condividere quel "mondo" che accomuna
chi il cancro lo ha incontrato
e combattuto.

Leggendo questo libro ho pensato molto al titolo.
"Tu ....sei tante cose"
quel "tu" inteso come persona
con le mille sfaccettature della personalità
con la quale si affronta la Vita,
ma l'ho pensato anche come se quel "tu" fosse riferito 
al cancro, perchè anche "lui", il cancro
è... tante cose.


 "vivi guarda sorridi
....
guarda oltre la profondità del mare
già senti la vita..."

perchè "Tu ... sei tante cose"

dal libro di Federica Calzolari






martedì 3 novembre 2015

La lettera maiuscola che fa la differenza

Eccomi.
Mi presento : sono la.... Paura
Eh beh, non una paura qualsiasi
di quelle comuni che più o meno hanno tutti.
C'è la paura del buio, la paura dei ragni, degli insetti, dell'acqua,
paura di salire su un aereo e tante altre mie compagne paure
Ma io
io sono la Paura 
quella con la P maiuscola
definita da qualcuno e da lei la Grande Paura.
In genere me ne sto silenziosa in un angolino nascosto
dell'anima
non do fastidio me ne sto tranquilla
e aspetto.
Aspetto
Il momento più opportuno per me
e più INopportuno per lei.
Perchè arrivo all'improvviso.
Eh sì, 
Come una diva d'altri tempi 
compaio a sorpresa
quando lei meno se l'aspetta.
E, vi assicuro, che la mia entrata
è un'entrata trionfale da vera diva!
Proprio perchè lei non sa quando io arriverò.
Mi basta poco
per decidere di uscire allo scoperto: 
un dolorino persistente che lei sente da giorni
e che non aveva mai avuto prima
(prima del cancro)
un ricordo che pensava aver superato 
e che invece affiora nella sua mente,
il pensiero a quanti giorni mancano al prossimo controllo
che farà
 la mancanza di quelle parole che la rassicurano
quel "stai tranquilla va tutto bene"
che le dice il suo oncologo
O anche la frase che legge scritta sull'esito 
dell'ultimo controllo
" Non ci sono segni clinici di ripresa di malattia"
So che se li legge quando un attimo di debolezza
sta per prendere il sopravvento
perché lei sa!
Sa che io sono pronta ad uscire dall'angolino remoto
in cui mi rintano.
E io non sbaglio mai il momento migliore per 
me
Il momento in cui so che farò effetto.
Quel momento in cui lei si sentirà come se stesse per soffocare
come se l'aria non passasse nei suoi polmoni
come se un blocco allo stomaco
fermasse quel flusso di aria vitale.
Eh, sì, lo ammetto, 
sono brava. Il mio lavoro di Paura con la P maiuscola
lo svolgo bene.
Il cuore le batte all'impazzata
le gira persino la testa.
Cerca, si guarda intorno, cercando una "mano" a cui aggrapparsi
(Una volta con lei c'era la sua psico che l'ha aiutata a venire fuori dal pozzo  
in cui si era infilata)
Ma non sempre c'è , ovvio, lì con lei.
Così le ha insegnato un modo per "gestirmi"
per "controllarmi".
Ammetto, a volte a lei riesce di tenermi a freno.
Ma , a volte, un pochino meno.
Ora lei ha trovato un altro modo per non farmi prendere il sopravvento 
sulla sua anima, sul suo cuore, sulle sue azioni.
Scrive.
La vedo che , in quei momenti, mentre cerca di controllare il suo respiro, 
dandogli un ritmo, prende dalla borsa il suo 
quadernetto
e scrive.
So che scrive una favola.
Entra in un mondo "suo" fatto di favole che costruisce , 
si aggira fra i personaggi a cui dà vita
e si dimentica di me.
Mi esclude!
E io, che sono la Grande Paura
me ne torno nel mio angolino.
Ma aspetto.
Ci sarà un'altra occasione per farle ricordare 
che, sì , è stata fortunata 
ma io ci sono
sono parte di lei , sono ormai nella sua anima
e finchè non riuscirà ad impacchettarmi e ripormi in un angolo
io aspetterò il mio momento
perchè ce ne saranno altri e altri ancora, lo so. 

AzzurroCielo 

  

domenica 11 ottobre 2015

L'Anima della casa (racconto)

Sotto il piumone era al caldo.
Dalle persiane semichiuse filtrava qualche barlume di luce mattutina.
C’era silenzio.
Un silenzio irreale, tranquillo, come solo può essere dopo un'abbondante nevicata.
Gettò uno sguardo alla sveglia e, controvoglia pensò che fosse ora di alzarsi; nonostante non dovesse correre al lavoro, non amava poltrire a letto.
Si alzò, si infilò le ciabatte e, dopo una capatina in bagno per la doccia mattutina, scese al piano inferiore della sua casa.
Eh sì, durante la notte c'era proprio stata un' abbondante candida nevicata e tutto il paese sembrava si fosse fermato e rimanesse immobile per non rompere questo silenzioso incantesimo.
In lontananza si sentiva qualche rumore ovattato di automobili che passavano lente sulle strade appena pulite dallo spazzaneve, ma niente più.
“Ora ci vuole un the, una tazza bollente di the verde” pensò mettendo il bollitore sul fornello acceso.
Si sedette a tavola e ripensò a questa sua casa, quella stessa casa dove era cresciuta con i nonni, e che ora era diventata casa sua.
Si guardò velocemente intorno e constatò che le piaceva così, la sua casa, con i mobili datati, col caminetto che accendeva quasi ogni sera di ritorno dal lavoro… ogni particolare di quella casa la riportava all'infanzia felice quando aveva trascorso lì ogni estate e ogni vacanza dalla scuola con i suoi nonni.
Teneva la tazza di the caldo tra le mani e il pensiero andò alla nonna, a quando le preparava le frittelle di semolino tagliate a quadrotti con lo zucchero sopra perché sapeva quanto le piacessero.
E quante volte aveva chiesto di raccontarle come si erano conosciuti lei e il nonno! Ed ogni volta le sembrava di ascoltare una favola di altri tempi.
Era successo ad una festa di paese. Lei, alta, col fisico asciutto, capelli neri raccolti in trecce annodate tra loro e lui, quello che sarebbe diventato il suo nonno, piccolino, occhi azzurro-verde e una particolare disinvolta scioltezza a chiacchierare .
Le aveva offerto un bicchiere di sangiovese e così aveva rotto il ghiaccio con una delle più belle ragazze del paese.
Ora non aveva voglia di far nulla, si aggirava per la casa senza una meta o un obiettivo preciso, troppi pensieri si affollavano nella mente, troppi ricordi che si susseguivano uno dietro l'altro senza un ordine preciso, troppo dolorosi, troppo invadenti, arrivavano a distruggere la sua ritrovata tranquillità.
Ripensava agli ultimi mesi della sua vita, quando, per un brutto incidente di percorso, aveva rischiato tanto e, a causa di questo era rimasta sola, ora completamente single.
Ripensava al lavoro che era diventato pesante per lei ma credeva anche che non poteva far altro che continuare a presentarsi ogni mattina in ufficio e cercare di fare del proprio meglio nonostante avrebbe voluto fare altro nella vita .
Qualcuno le aveva chiesto se fosse insoddisfatta della vita. No , lei la Vita l'amava, l' aveva riscoperta in tanti piccoli particolari che la stupivano sempre, perché viveva le piccole gioie con il cuore di un bambino che scopre a poco a poco il mondo che lo circonda.
E lei lo stava riscoprendo, il mondo.
E lei stava riscoprendo la Vita.
Altra tazza di the bollente: il pomeriggio è il momento migliore per un buon the verde.
Aveva ripreso a nevicare, i fiocchi scendevano fitti e ricoprivano il già abbondante strato di neve caduto precedentemente.
“Qualcosa devo fare, amo questa casa, ma così com'è mi sta rendendo grigia la vita”…
Guardò intorno e decise che la cosa primaria fosse ridipingere i muri, certamente quel momento non era il periodo giusto, ma avere preso una decisione e avere un obiettivo, ora era la cosa che più le premeva.
Iniziò a spostare i mobili, quegli stessi mobili che aveva visto in quella posizione da innumerevoli anni e realizzò che le piaceva la nuova disposizione… a volte basta cambiare poco … per sentirsi nuovi….
Lavorò fino a sera, si preparò la cena, con un rinnovato entusiasmo , canticchiava mentre accendeva il caminetto.
Si accoccolò nella poltrona, rispose agli innumerevoli sms delle amiche e colleghe, commentando la straordinaria nevicata…
Nel silenzio della casa, si sentirono degli scricchiolii ma non erano scricchiolii sinistri, semmai erano di approvazione: lei amava quella casa e la casa le rispondeva perché, si sa che le case hanno un’anima…
E le due anime ora si comprendevano, c’era una tacita complicità ….



                                                                      AzzurroCielo

mercoledì 23 settembre 2015

Vita quotidiana: normali deliri mattutini

Credo che in ogni casa
ogni mattina, magari in modo diverso,
si possa assistere ai deliri mattutini.
A casa mia abbiamo quella mezz'ora , dalla 6.50 alle 7.20
in cui sembra che un tornado si risvegli dal torpore notturno
ma poi tutto si acquieta 
Suona la sveglia alle 6.40 per Marito
che così può appropriarsi del bagno dei maschi
(si perchè in casa abbiamo due bagni , uno per i maschi e uno per me)
Marito fa la doccia 
io sono in cucina che preparo colazione
(se io rimango un pò a letto e la colazione la prepara lui)
A fatica si alza Figlio più piccolo
che con un occhio chiuso e uno aperto arriva arrancando, seguendo il muro, fino alla cucina
 e nel frattempo vado a sollecitare Figlio più grande
una, due , anche tre volte
intanto il caffè sale nella caffettiera 
Ok. Ce l'abbiamo fatta.
Siamo tutti seduti a tavola: chi beve caffè, 
chi mangia yogurt e cereali, chi latte menta e biscotti
chi si lamenta perchè il caffè lo ha fatto il padre 
e fa schifo (quando lo prepara la mamma è migliore)
io non mi pronuncio perché da quando ho fatto la chemio mi è rimasta la nausea 
al caffè della moka e perciò non lo bevo
Poi si riparte, Figlio più grande  e Figlio più piccolo si alternano tra il bagno e la camera per preparare gli zaini con i libri. 
Io aspetto in cucina mentre sparecchio tavola....
Aspetto..... perchè so che prima o poi 
  arriva uno dei figli che cerca la tal maglia che, è tranquillamente appesa nell'armadio
ma è come se fosse diventata trasparente
(perchè gli uomini non trovano mai nulla?). 
Il primo ad uscire di casa è Marito, bacio, saluto ci vediamo stasera .
Chiude la porta.
Ma il turbine provocato dai figli non si placa,
  stessa scuola, classi diverse, libri in comune
  ovviamente acquistati in copia unica che, ovviamente serve ad entrambi
nella stessa mattinata,
quindi si devono SOLO mettere d'accordo a chi occorre prima
e se questa sembra una normale operazione di comunicazione
così non è, e
occorre un mediatore (la mamma ovvio)
per calmare le acque e stilare un trattato di non belligeranza.
Ok. Questa è sistemata.Battaglia terminata.
All'improvviso si spalanca la porta di casa 
e appare Marito trafelato perchè ha dimenticato il
Pass per entrare in aeroporto e io dovrei sapere, ovviamente, 
dove lui lo ha appoggiato il giorno prima ...
Nel frattempo Figli grande e  piccolo 
sono pronti.
In qualche modo hanno fatto zaini , trovato maglie e pantaloni
e pure le scarpe perchè a volte ne manca una
e ovviamente io dovrei sapere dove si trova 
la scarpa latitante...
Figlio piccolo ha perso le sue chiavi che, ovviamente,  aveva appoggiate
lì, proprio lì dove ora non ci sono e inizia a lamentarsi che qualcuno sposta le sue
cose e poi non le trova e bla.. bla.. bla...
Ovviamente la mamma cerca e le trova sulla scrivania di Figlio più piccolo smemorato
che non perde la testa perchè è attaccata al collo!
Finalmente anche i Figli escono di casa.
Si riapre la porta.
Fiato sospeso, brivido di terrore : che cavolo ci sarà ancora?!
Un avviso da firmare che  firmo senza neppure sapere
cosa sia, vabbè lo leggerò nel pomeriggio .
Purchè i  Figli non perdano il pulman!
uno , due, tre, quattro, conto fino a dieci 
sento il cancello che si chiude
altri dieci secondi
nessuno è tornato indietro.
Ok. Ce l'abbiamo fatta.
In casa cala il silenzio ...quasi irreale...ma così bello!
Non so perchè ma quasi mi sento già stanca
ok ora vado in ufficio a lavorare
e, in un certo senso, mi riposo pure...

giovedì 17 settembre 2015

E poi impari ... l'attesa...

Quando nella tua vita incontri il cancro
impari
il valore e il peso
della parola " attesa "

Attesa di sapere il risultato della biopsia,
prima parziale, col quale una certa dott.ssa V.
ti dice "è un cancro"
e spero che non lo dica ad altri  come  me lo ha detto a me
(vedi qui)

Attesa del risultato completo della biopsia
per conoscere di che tipo sia il cancro che ti porti dentro,
 che caratteristiche abbia 
come evolve, come si comporta
quali medicinali siano in grado di sconfiggerlo

Attesa che gli oncologi radiologi patologi
decidano come iniziare la strategia della terapia
e quali medicinali, intervento ecc ecc  siano più indicati.

Attesa di sapere se la chemio faccia effetto
sul cancro 
e quindi eco di controllo ogni due, e poi ogni 6 infusioni
Attendi e guardi gli occhi del medico mentre ti fa l'eco per 
capire dal suo sguardo come procedano le cose ancor
prima che te lo dica .

Attesa di essere chiamata per l'intervento con il quale 
ti separeranno dal cancro
del quale sai dell'esistenza dentro di te
da almeno 7 mesi 

Attesa di conoscere l'istologico dei linfonodi
per sapere il seguito della terapia  
quale direzione prenderà 

Attesa di essere chiamata per la radioterapia
e ad ogni seduta tanta inspiegabile stanchezza 

Attesa di arrivare in fondo alla terapia
e chiudere la porta del DH

Attesa del controllo in follow up 
per sentire le parole dell'oncologo
"niente campanelli d'allarme tutto ok".

Attesa del prossimo controllo 
con l'oncologo e gli esami prescritti

Attesa nel "dopo" di fare un ecodoppler dopo antibiotico
per sapere di quale natura siano le due palle nel braccio
che ha avuto la trombosi e poi pure la recidiva della trombosi 
 e che iniziano a dare un pò fastidio con la loro
inopportuna presenza.

Attesa , impari così a confrontarti con il significato 
profondo di questa parola
che ha tanti risvolti positivi.
Attendere è comprendere meglio 
Attendere è imparare ad avere pazienza
e a non avere fretta.
E io non ne ho di fretta
sono lumaca, eh eh eh



Non stancarti mai di aspettare , perché il giorno più bello della tua vita può arrivare domani.
(Romano Battaglia)







martedì 15 settembre 2015

Strani intrecci e ricordi...

girovagando tra le pagine del web
sono arrivata
al blog amichescrittrici
dove, a novembre 2014 
avevo partecipato con un'intervista 
per la loro rubrica "Punto di svolta"
Grazie a Laura e alle altre ragazze del blog per l'oppurtunità

Non ricordavo le domande fattemi e le relative risposte.
Ma è stato bello rileggermi
a distanza di quasi un anno.
Per me parlare di distanze in termini di tempo 
è difficile
Non riesco a usare e tantomeno credere fino in fondo al 
significato della parola "Futuro".

Il mio futuro è un futuro immediato:
settimana prossima?!
vogliamo esagerare?
due settimane
di più non riesco a programmare per ora.
Ma rileggere quelle parole nell'intervista 
a distanza di un anno mi fanno sembrare 
questo tempo passato da allora
un secolo
un secolo di un regalo preziosissimo:
il Tempo.


domenica 13 settembre 2015

Ci sono dei limiti


Ci sono dei limiti.
Ora ho dei limiti .
Devo solo prenderne coscienza 
sapere che non sono come prima
del cancro, prima delle terapie
ma devo assecondarmi.
Ieri abbiamo imbiancato la cucina.
Non ho fatto altro che usare il rulletto per imbiancare gli angoli,
E spolverare, lavare tazze e bicchieri 
 poi sistemarli dentro due vetrinette.
Il resto lo farò con calma un pò alla volta.
Sentivo che l' ormai noto solito dolore alle ossa
c'era
e di questo cerco di farmene una ragione
ma non pensavo che alla sera
questo dolore si facesse così acuto:
quasi non riuscivo a piegare dita e mani..
Ecco, ora ho dei limiti
e oltrepassarli
significa ritrovarmi a piangere dal dolore 
e prendere un antinfiammatorio
per riuscire almeno a dormire...
Quella che ero prima non lo sarò più 
basta rendersi conto che ora ho dei limiti
e basta rendersi conto che è meglio non oltrepassarli
giusto?!
    

venerdì 11 settembre 2015

L'ombra (racconto)


(eravamo rimasti qui)


Tutto iniziò nel pomeriggio estivo di caldo afoso. Era alla finestra quando in breve tempo scoppiò un temporale. Improvvisamente un fulmine precipitò a terra nel cortile a poca distanza dalla sua finestra. 
Rimase per un attimo stordita da quel lampo fulmineo. Chiuse la finestra, riprese a scrivere al computer il racconto iniziato da tempo. Ma non si sentiva a proprio agio. Sentiva che , seppur nel silenzio della casa, c'era qualcosa che non la faceva stare tranquilla.
Quando la lampada sul tavolino proiettò sul pavimento la sua ombra …. vide che le ombre in realtà erano ...due, una accanto all'altra, perfettamente identiche ….
Era strano, all'inizio, avere due ombre, ma poi si abituò.
Si abituò pure agli sguardi perplessi di chi si accorgeva che la sua ombra era doppia...
Al momento a lei non importava avere un'ombra o averne due, in fondo non le cambiava nulla.
Anzi, ci si era quasi affezionata.
Nelle lunghe serate passate a lavorare al computer, le sue ombre proiettate sul pavimento, lì una accanto all'altra, in immobile sintonia, le erano di compagnia facendola sentire meno sola.
Fino a quando, in una mattinata di sole, mentre camminava lungo un viale della sua città, si sentì come strattonare; le sembrava quasi di non riuscire a mantenere l'equilibrio e a stento riuscì a tornare a casa.
Lì, nella penombra delle persiane semichiuse ritrovò l'equilibrio e la stabilità.
Ma non appena provò ad uscire di casa, di nuovo era barcollante, incapace di mantenersi in equilibrio.
Gettò uno sguardo alle sue due ombre generate dal sole che, alle sue spalle, splendeva alto nel cielo.
E fu lì che vide una delle sue ombre che si dimenava, era come se volesse andarsene dalla parte opposta.
Ecco da dove derivava la sua precaria stabilità degli ultimi giorni!
Aveva un'ombra di troppo e questa se ne voleva andare. Ma lei non sapeva come fare per liberarla 
I giorni passarono a fatica. Ormai era diventato un incubo la sua vita perchè doveva accuratamente evitare ogni fonte luminosa  in grado di mettere in evidenza la sua seconda ombra. Viveva come una reclusa, prigioniera delle sue ombre.
Fino a quando una sera in cui la luna piena era luminosissima, incurante dell'effetto che avrebbe potuto provocarle proiettando le sue ombre, uscì di casa.
Guardò ammirata la luna immensa, ma immediatamente gettò lo sguardo a terra e vide che, alla luce lunare, la sua seconda ombra si era rimpicciolita, si dimenava dando l'impressione di volersene andare, ma la luce che la luna rifletteva sul terreno la stava assorbendo piano piano, fino a far rimanere proiettata a terra solo un'unica , rassicurante, tranquilla e ben definita, ombra .....

Perchè....

anche se non ha senso, e lo sai, 
te lo chiedi, 
te lo chiedi il perchè
a volte il K si insinua in una famiglia colpendo di qua e di là
i vari componenti
uno dopo l'altro
risolto un percorso
eccone un altro in salita.
Lo so è la Vita
capita
ma a volte capita troppo
alle stesse persone.
Sono pensieri confusi 
dopo che una mail della mia Amica anima gemella
mi ha sconvolto
eccheccavolo!
Basta!
La sua famiglia ha già dato
e avrebbe bisogno di  una tregua 


martedì 1 settembre 2015

una pausa


una pausa di 5 giorni
 da tutto
in realtà sono mini ferie
ma 
a volte il tanto sta proprio
nelle piccole cose...

domenica 30 agosto 2015

Il richiamo del mare...





adoro andare in spiaggia 
la mattina poco dopo l'alba
a camminare in acqua.

C'è un popolo di gente silenziosa che a quell'ora
cammina, fa jogging, cerca le vongole
o non so cosa col retino,
c'è chi col metal detector 
lo passa sulla sabbia
pazientemente

C'è chi semplicemente come me 
ama passeggiare nell'acqua
quando il caldo della giornata 
non è ancora afoso.

In quel silenzio
 sembra incredibile ma 
trovo la pace
perché

  
I pensieri si lasciano
cullare e accarezzare dallo sciabordio 
delle onde che arrivano a riva. 
I pensieri pesanti, cupi , la Paura
se ne vanno
al largo con le onde 

I pensieri freschi, leggeri
mi portano in un mondo di fantasia
dove sono come 
uno spettatore 
che guarda questo mondo fantastico
un mondo in movimento,  popolato
di personaggi che prendono vita 
ed è qui che trovo le storie
che poi diventano le fiabe
che mi ritrovo a scrivere




sabato 15 agosto 2015

Happiness is a journey ....


Happiness is a journey
not a destination.

Santo cielo, quanto mi piace questa frase!
L'ho trovata sulla copertina del quaderno
che mi ha regalato Pia conosciuta 
al laboratorio di scrittura Sentieri di Parole
ed è veramente per me.
Mi calza come un calzino .

Perchè è nelle piccole cose che 

si incontrano 
lungo il cammino
che sta la felicità.

In realtà ero sempre attenta ad apprezzare le piccole cose

e quindi ogni cosa era motivo di gioia

Poi c'è stato lui, il K il cancro
e qualcosa è cambiato.
Ora c'è l'incubo della Paura che torni
o che ci siano silenziose e nascoste metastasi
e che non ce ne accorgiamo
tuttavia io
  sostanzialmente 
nel cammino 
apprezzo ciò che incontro.
E tanto.
Incontrare il cancro
è un'esperienza traumatica
ma.....

incontri tante persone speciali

medici speciali

infermieri e infermiere speciali

persone che condividono con te il cammino
e che diventano persone speciali

E la lumachina
nel suo lento camminare 
è grata alla Vita 
per tutto quello che incontra
immagine dal web

lunedì 10 agosto 2015

Kit in chemioterapia

Rovistando nell'armadio, oggi mi è capitata fra le mani la 
mia borsa rossa.
E il ricordo del periodo della chemioterapia di anno scorso
è saltato fuori dal cassetto dei ricordi.
Una volta a settimana andavo a fare le analisi
e, se i valori erano a posto,
il giorno dopo c'era la chemio.
Avevo il mio kit per quel giorno.
Maglietta nera a collo alto ma a maniche corte
per praticità avendo il Picc
e poi perchè solitamente con la terapia
avevo sempre caldo in DH,
pantaloni neri.
Sempre lo stesso abbigliamento non
immagino cosa abbia pensato chi,
per 18 mesi mi ha visto vestita allo stesso modo.
Era un mio modo per sentirmi a mio agio
in quella situazione
Avevo bisogno di continuità,
solo per la terapia perchè
nella vita , quella reale io sono tutto fuorchè abitudinaria.

Dunque , l'abbigliamento era quello, sempre lo stesso.

Poi c'era la mia borsa rossa.
Non so bene perchè mi comprai una borsa rossa
io ho sempre odiato il rosso
ma va a capire come, in certe situazioni , funziona la mente!!!!
E dentro c'era di tutto.
Le solite cose indispensabili ma poi
c'era il mio kit per la chemioterapia:
Bottiglietta d'acqua:non so perchè ma mi veniva il panico
se la dimenticavo, che poi a volte neppure la bevevo

 ipod con cuffiette: la musica preferita aiuta a scacciare pensieri cupi

 tre pacchettini di fazzoletti di carta: perchè spesso mi sanguinava il naso

il kindle, ma tanto poi facevo fatica a leggere il cervello si intorpidiva
 anche perché con l'antistaminico mi facevo delle dormite galattiche

il mio quaderno giallo smemoranda: per scrivere, sia mai che mi venisse in mente un'idea
e che sfuggisse se non avevo nulla su cui scrivere

cellulare : sempre ben carico perchè casomai avessero bisogno i miei figli...

Ritrovare questa borsa rossa nell'armadio è come essere  riportata indietro di un anno
guardo quanta strada ho fatto,  terapie, intervento
lo so che si pensa che dovrei , ormai lasciarmi tutto alle spalle
ma non ci riesco, il pensiero ritorna  sempre lì.

  

giovedì 6 agosto 2015

Oggi un'amica finisce la chemioterapia ...

ci stavo pensando questa mattina appena sveglia.

Oggi Lory , una cara amica conosciuta sui Sentieri di Parole,
farà l'ultima chemioterapia.

Stavo pensando a come si sentirà lei , 
al senso di liberazione per la fine di una terapia 
che è stata non proprio una passeggiata
(perché chiunque abbia fatto chemio sa di cosa stiamo parlando)
che l'ha fatta sentire a terra fisicamente
che a volte le ha fatto perdere il sorriso
ma solo un pò perché Lory è una persona con uno splendido
sorriso!
è una persona solare, con una risata che ti mette allegria ,
è una persona che un giorno magari non è in formissima
ma se non mi sente sul nostro gruppo di Whatsapp
si preoccupa 
mi manda un messaggio in privato
o legge il blog dove trova il motivo del mio silenzio
e ha sempre parole di incoraggiamento.

Lory, una parte del percorso, la più difficile, l'ha fatta.
Ora c'è la strada in discesa, perchè l' Herceptyn
da qualche problemuccio
ma mai come la chemioterapia 
e tutto si affronta e ci si convive
perchè il cancro lo abbiamo incontrato una volta
e non vogliamo di certo ritrovarcelo davanti.!!!! 

giovedì 30 luglio 2015

l'ombra.... (racconto)


Tutto iniziò nel pomeriggio estivo di caldo afoso. Era alla finestra quando in breve tempo scoppiò un temporale. Improvvisamente un fulmine precipitò a terra nel cortile a poca distanza dalla sua finestra. 
Rimase per un attimo stordita da quel lampo fulmineo. Chiuse la finestra, riprese a scrivere al computer il racconto iniziato da tempo. Ma non si sentiva a proprio agio. Sentiva che , seppur nel silenzio della casa, c'era qualcosa che non la faceva stare tranquilla.
Quando la lampada sul tavolino proiettò sul pavimento la sua ombra …. vide che le ombre erano due, una accanto all'altra, perfettamente identiche ….

venerdì 24 luglio 2015

Due piccoli scalini... due

Avete presente lo scaletto che troviamo davanti al lettino
per le visite negli ambulatori?!
Sì, proprio quello.
Messo ai piedi del lettino o di fianco per agevolare
magari chi è particolarmente basso di statura.?! 
Credo.
Fatto da due scalini, due. 
Appunto.
Io ho decisamente uno strano rapporto con questo scaletto.
Ora, io sono di statura media,
un metroesessantacinque
e non ho bisogno dello scaletto per salire.
Ma sta lì, tra i piedi.
E mi manda puntualmente in crisi.
Nel senso che, salgo gli scalini e mi trovo ad una 
altezza un pochino sproporzionata 
rispetto al lettino, mi devo girare per sedermi
e mi ingarbuglio con i piedi rischiando di accopparmi. 
Se lo scavalco, perchè non mi serve per 
agevolare la sistemazione sul lettino,
mi ingarbuglio di nuovo perchè sta tra i piedi e il lettino 
creando quella, seppur breve distanza, ma
che rende pericoloso riuscire a sedersi.
Nel senso che magari rischio pure di finire a terra.
Sembra banale, lo so, ma quando entro in un ambulatorio per una visita 
controllo sempre, con occhio veloce, se c'è o non c'è
'sto benedetto scaletto.
E dico questo perchè ho rischiato più di una volta
di finire poco dignitosamente a terra.

Non è successo alla prima visita col chirurgo,
che mi ha afferrato prontamente per un braccio, 
dimostrando così che ha i riflessi pronti, quest'uomo.
E, considerando che mi avrebbe poi operato lui 
abbiamo testato che per la prontezza di riflessi, era ok.

Non è successo alla visita col radiologo , non so come ma
ingarbugliandomi con i miei piedi tra i miei piedi
(grande performance!)
ho urtato la manopola del lettino facendola rotolare
a terra , impegnando così il radiologo nella ricerca 
sotto l'armadietto e a rimetterla al suo posto 
prima che il lettino stesso si smontasse.
Gli è sfuggito un "non mi è mai capitato che ..."
Eccetera eccetera eccetera. 
E va bè.

Non è successo neppure alla visita con l'altro chirurgo 
il giorno precedente l'intervento,
quando, dopo aver inciampato sul primo scalino
con una veloce manovra, non so come sono riuscita a sedermici su
questo benedetto lettino, 
mi dice "che fai?"
E io "niente mi siedo"
Ma vedevo che gli scappava da ridere sotto il pizzetto
Veniva da ridere anche a me
era una situazione con un  misto
di imbarazzante e divertente.

Ho deciso che la prossima visita
se vedo lo scaletto lo sposto sotto al lettino
appena entro
perchè prima o poi capiterà 
che casco per terra
con una buona dose di orgoglio ferito.

(PS: capita solo a me o anche a qualcuno di voi?)

domenica 19 luglio 2015

Atterraggio morbido

Domenica mattina
Caldo allucinante già alle 9.30
così si decide di arrivare in centro con lo scooter.
Scendere le scale è una tortura
per ovvi  motivi 
di cui ho già parlato
e fare ogni scalino, in salita ma soprattutto in discesa
è un'impresa "simpatica"
perchè faccio manovre bizzarre e inconsuete: 
il tutto per trovare il modo migliore
per scendere queste benedette scale.
Ok.
Arrivata in fondo esco dal cancello
percorro due passi , dico due passi
cado.
Il che non ha nulla di straordinario
cadere capita, succede a tutti
ma cadere al rallentatore
beh sinceramente non mi era ancora capitato.
Ho avuto la consapevolezza che qualcosa avesse ceduto
la gamba, il piede... mah...
cadendo al rallentatore vedi la terra che si avvicina
sai che stai cadendo ma non riesci a far nulla per impedirlo.
Si tratta di secondi ma è come se vedessi
te stessa in un film al rallentatore.
Fortuna ha voluto che sul marciapiede 
ci fosse ancora il mucchio di aghi di pino 
che abbiamo spazzato e ammucchiato
in attesa di portarli nel cassonetto  
perchè i pini producono quintalate di aghi in ogni stagione.
Comunque grazie a questo  provvidenziale
cumulo
non mi sono fatta nulla.
Sono rimasta incredula a guardarmi intorno 
per capire come diavolo avessi fatto, 
sono rimasta col casco in mano 
mentre mio marito apriva il cancello automatico
per uscire con lo scooter.
Vedendomi per terra
mi chiede come fosse la cosa più normale del mondo
"Ma che fai lì seduta?! Dai che è tardi"
Ho raccolto i cocci di me stessa
cocci di orgoglio
e mi sono ripulita perchè gli aghi si
attaccano dappertutto

giovedì 16 luglio 2015

I miei angeli di casa

Spesso, prima di andare a letto, 
o se mi alzo durante la notte
guardo i miei figli mentre dormono.
E non c'è cosa più bella per una mamma.

Li guardo e vedo sui volti quell'espressione
da angioletti che avevano nella primissima infanzia
nonostante non siano piccoli
vorrei strapazzarli di coccole
come quando erano piccolini e 
ridendo mi dicevano
"Mamma mi stritoli !"
o quando li sbaciucchiavo
e con la manina si "pulivano" la guancia.
Ora, anche se sono degli ometti
prima di andare a letto o prima di uscire di casa
un bacio alla mamma non dimenticano di darlo.

Li guardo dormire con l'espressione quasi
sorridente, tranquilla
ed è questo che vorrei per loro  
serenità e spensieratezza e opportunità 
 per il loro futuro.
Quando ho detto loro che avevo il cancro e che avrei 
dovuto affrontare terapie di vario tipo e anche toste
ho visto nei loro occhi la paura
paura di perdere la loro mamma
che per quanto dicano che "sei una rompi"
sei pur sempre la mamma!
Ho cercato di essere la mamma di sempre
barcamenandomi tra effetti collaterali 
stanchezza paura disperazione
senza mai fargli capire il mio vero
stato d'animo
cercando di essere sempre sorridente
perchè se mi vedevano seria
subito chiedevano 
"che ti ha detto l'oncologo?"
Abbiamo passato questi due anni
non so come , ma li abbiamo attraversati insieme
e i miei angeli sono lì che dormono  
sorrido, una carezza leggera per non svegliarli
e chiudo la porta.